Durata
100-120 minuti
Anestesia
Generale
Degenza
1 notte
Ritorno in società
14 giorni

L’aspetto del seno è centrale nella percezione di femminilità. L’intervento di mastoplastica additiva si propone di aumentare il volume del seno con l’impiego di protesi e contestualmente di correggere difetti di forma e asimmetrie.

Solo negli Stati Uniti vengono eseguiti ogni anno più di 290.000 interventi di mastoplastica additiva e i numeri sono in costante crescita.
Ma quali sono le ragioni per cui si decide di sottoporsi a questo intervento?

  • desiderio di aumentare di volume le proprie mammelle
  • ipotrofia congenita o acquisita (ad esempio dopo una gravidanza) delle mammelle
  • deformazioni o irregolarità del profilo di una o di entrambe le mammelle
  • asimmetria
In cosa consiste l'intervento


L’intervento viene condotto in anestesia generale e richiede generalmente una notte di ricovero. La protesi può essere messa in 3 differenti modi a seconda delle esigenze della paziente, alla conformazione delle mammelle e al tipo di risultato desiderato:

  • posizionamento sottoghiandolare: la protesi viene posizionata sopra il muscolo e dietro alla ghiandola pre-esistente. Il risultato è molto naturale, il post-operatorio è meno doloroso. Tuttavia questa tecnica può essere applicata laddove la ghiandola abbia un buon volume
  • posizionamento sottomuscolare: questa tecnica viene preferita in soggetti magri con poca ghiandola. Il posizionamento sottomuscolare rende meno visibile il profilo della protesi ma espone alla possibilità che la protesi possa essere mobilitata durante la contrazione del muscolo grande pettorale
  • posizionamento dual-plane: questa soluzione è una via di mezzo ideale in soggetti magri e con poca ghiandola. La protesi viene posizionata sotto il muscolo nella sua porzione superiore e sottoghiandolare in quella inferiore. In questo modo il profilo della protesi è reso più naturale superiormente dalla stoffatura del muscolo superiormente, mentre conferisce un aspetto pieno alla mammella nella sua metà inferiore

Ogni procedura possiede vantaggi e svantaggi. Nessuna di queste tre modalità può essere applicata sempre e in maniera indistinta a tutte le pazienti perché non si otterrebbe un risultato ottimale. E’ pertanto di fondamentale importanza il colloquio, mirato a comprendere i desideri e le necessità della paziente, in modo da eseguire un intervento “su misura”.

Le Protesi


Come sono fatte le protesi

Le protesi che vengono utilizzate sono composte da un guscio di silicone, dalle proprietà molto particolari. Questo guscio infatti possiede una superficie “texturizzata” ovvero dotata di microscopiche irregolarità. Questo presidio serve a ridurre il rischio di rotazioni e movimenti della protesi all’interno della tasca nella quale alloggi, nonché la formazione di una reazione infiammatoria che alteri il profilo della mammella.

Le protesi odierne contengono inoltre un gel siliconico altamente coesivo. Questo significa che in caso di rottura del guscio protesico, il silicone intorno non tende a fuoriuscire e disperdersi all’esterno della protesi. Questo fattore rende le protesi attuali estremamente sicure.

Le protesi si possono distinguere in base alla forma in protesi anatomiche e protesi rotonde.

  • Protesi rotonde: altezza e larghezza della protesi sono uguali per definizione. Si classificano in base al diametro e alla profondità (detta in gergo “proiezione”). Il vantaggio di queste protesi è che sono in grado di riempire in maniera uniforme, specialmente la parte superiore della mammella che risulta solitamente deficitari, valorizzando pertanto in maniera ottimale il decoltè. Inoltre non pongono alcun rischio di alterazione del profilo mammario in caso si verifichi una rotazione della protesi.
  • Protesi anatomiche: hanno generalmente altezza e larghezza differenti. La proiezione massima non si trova al centro della protesi, ma leggermente spostata verso il basso. Possiedono quindi una forma assimilabile a quella di una goccia, mimando in questo modo la forma naturale del seno. Vengono usate molto in chirurgia ricostruttiva dopo interventi oncologici. Rispetto alle protesi rotonde riempiono meno la parte superiore della mammella e nel corso del tempo possono ruotarsi. Per questo genere di problematiche in chirurgia estetica si preferisce impiegare le protesi rotonde.

La scelta della protesi è un punto importante dell’intervento e va discussa con la paziente. La scelta si basa sulle dimensioni del seno prima dell’intervento, sulle dimensioni finali che la paziente vuole ottenere, sulle correzioni che si desidera effettuare con l’intervento (asimmetrie, correzioni di forma, lieve pessi, etc.).

Le protesi necessitano di particolari attenzioni?

Le protesi non necessitano di cura nella vita di tutti i giorni. E’ necessario sottoporsi regolarmente a controlli mammografici ed ecografici. Rispetto a una mammella senza protesi potrebbe essere necessario, qualora la mammografia non dovesse essere sufficiente per valutare correttamente la mammella, effettuare un  follow-up con la risonanza magnetica.

Durata delle protesi

La durata degli impianti moderni di quarta generazione non è definita. Questo significa che se non vi sono segni di rottura non è necessaria la sostituzione. Generalmente si sostituiscono le protesi quando:

  • la paziente desidera un volume più grande o più piccolo
  • cambiamenti di peso o più semplicemente invecchiamento hanno indotto una modificazione di forma delle mammelle, rendendo inadatte le protesi impiantate
  • la protesi è rotta
  • Sono passati più di 20 anni dall’impianto. In questo caso la sostituzione è consigliabile anche in assenza di segni di rottura.

Rottura della protesi

Le protesi si possono rompere in seguito ad un forte trauma come ad esempio un incidente stradale con severo traumatismo alla gabbia toracica. In casi come questo è necessario indagare lo stato delle protesi e procedere a sostituzione in caso di rottura. L’intervento non è un’urgenza anche in questo caso perché il gel di silicone è coesivo, ma va comunque eseguito in tempi solleciti.

Le cicatrici


Le cicatrici sono minime e possono essere collocate a livello del solco o a livello dell’areola (a livello della metà inferiore dell’areola ovvero, in gergo, a livello emiareolare inferiore). La scelta varia a seconda della dimensione dell’areola della paziente e dalle sue preferenze. Infatti mentre la cicatrice a livello dell’areola può risultare meno visibile (più “camuffata”), è anche vero che può portare ad una perdita più o meno marcata di sensibilità a livello del capezzolo. Protesi molto grosse inoltre non possono essere introdotte attraverso questa incisione, necessitando un accesso a livello del solco.

Cosa aspettarsi dopo l'intervento


Dopo l’intervento dovrà essere indossato un reggiseno contenitivo per 3 o 4 settimane a seconda del caso.

Durante l’intervento vengono generalmente posizionati dei drenaggi (costituiti da tubi di morbido silicone), uno per parte. Questi vengono generalmente rimossi in ambulatorio circa 2-7 giorni dopo l’intervento.

Il dolore, generalmente di grado lieve, si può giovare di un’efficace copertura anti-dolorifica, ma generalmente regredisce nell’arco dei primi 2 giorni.
L’attività può essere ripresa gradualmente dopo circa 7 giorni dall’intervento chirurgico, mentre l’attività sportiva può essere ripresa già a un mese dall’intervento chirurgico.